Storia di un Maestro di Sport, Mio Padre

Ci sono uomini che costruiscono case, e uomini che costruiscono vite. Mio padre ha fatto entrambe le cose.

La sua era una vita di edilizia, fatica vera, quella che ti segna le mani e la schiena. Eppure, oltre i cantieri, c’era un altro mondo dove diventava un gigante: l’Atletica Leggera. Lui non è stato solo un allenatore. È stato un maestro di sport e di vita, un punto di riferimento, un faro per generazioni. Da che ho memoria, mio padre era fatto di tre elementi: atletica, lavoro e famiglia. E la sua famiglia non eravamo solo noi figli. No, la sua famiglia era molto più grande: comprendeva i suoi atleti, quei ragazzi e quelle ragazze che nel tempo sono diventati figli acquisiti. Per lui, loro dovevano avere tutto. Per noi figli biologici, erano fratelli e sorelle maggiori. In casa nostra era normale vedere atleti dormire su un divano o un letto libero, perché il giorno dopo c’era una gara lontana, e partire insieme significava essere squadra, essere famiglia. La nostra porta era sempre aperta, come lo era il suo cuore.

Portare l’atletica nelle cittadine intorno a Valmontone ha cambiato la vita a tanti giovani. Alcuni hanno vinto medaglie, titoli italiani, qualcuno è arrivato persino in maglia azzurra. Ma la verità è che il suo più grande successo non si misura con il cronometro: è ciò che ha lasciato dentro le persone. Anche chi non ha avuto una carriera agonistica importante è uscito dai suoi allenamenti arricchito, migliorato, più forte. Perché mio padre è sempre stato un uomo semplice e genuino che ha dato tutto, senza chiedere nulla in cambio. Tranne una cosa: quando si gareggia, si dà tutto. Non voleva solo campioni: voleva il meglio di ognuno.

Oggi siamo nel 2026. Lui ha 87 anni, ma combatte ancora come un ventenne. E guardandosi indietro può vedere i frutti di tutto ciò che ha seminato: persone migliori, ricordi indelebili, un’eredità che non si cancella. Il suo valore è stato riconosciuto dallo sport italiano: dal CONI e da molti altri enti sportivi che ne hanno apprezzato l’impegno e la dedizione.

Quercia al merito sportivo , Stella di Bronzo al merito sportivo, Stella d’Argento al merito sportivo, Stella d’Oro al merito sportivo ed è in lista per il Collare d’Oro, la massima onorificenza sportiva italiana.

Da poco ha ricevuto anche il suo diario, un libro che racconta la sua storia: non solo quella di un allenatore, ma di un uomo che ha saputo donare tutto, sempre. Oggi, se io e i miei fratelli siamo ciò che siamo, lo dobbiamo a lui e lo dobbiamo a nostra madre. Con il loro esempio ci hanno indicato la strada. Perché certi uomini non si descrivono: si raccontano.

E certe vite non si dimenticano: si tramandano.

Una risposta

  1. Un uomo straordinario che ha tracciato la storia ed i destini di tanti giovani che hanno creduto in lui.
    Complimenti dagli amici ed estimatori del

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