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La perdita di credibilità del VAR

Si ha sempre di più la sensazione che la classe arbitrale sia un sistema corporativo che persegua l’obiettivo dell’autoconservazione. Tutte le riforme che ci sono state, dai giudici di porta al VAR, sono state gestite sempre dalla stessa classe arbitrale. È naturale che un maggior numero di fischietti impiegati all’interno della stessa gara, comporti un aumento degli introiti per gli arbitri impiegati in quella determinata gara. E lo stesso è con il supporto tecnologico dei giorni nostri. Infatti nella sala VAR troviamo componenti dell’AIA a dare supporto all’arbitro. Vien da domandarsi se sia normale che a controllare i video e quindi gli errori degli arbitri (membri dell’AIA) siano gli stessi membri dell’AIA. Non sarebbe più logico che ci fosse un collegio nominato dalla Lega di Serie A o comunque un organo terzo che abbia a cuore la regolarità della partita? L’interrogativo crediamo sia più che legittimo visto e considerato che stiamo parlando di uno sport in cui ci sono società quotate in borsa e ci sono anche le scommesse che fanno muovere una montagna di denaro. Non vogliamo alimentare la cultura del sospetto, non è il nostro target. Semplicemente vogliamo capire come mai la tecnologia non stia risolvendo i problemi degli errori arbitrali. La famosa moviola in campo, tradotta oggi in VAR (Video Assistant Referee), da strumento utile a limitare gli errori e dunque i torti arbitrali, sta assumendo sempre di più i connotati di un mezzo che puntualmente ogni domenica viene screditato dall’utilizzo che se ne fa. Può un arbitro annullare il gol del 2-2 dell’Atalanta contro la Roma o dell’1-1 del Milan contro il Napoli? La risposta è sì, nonostante il regolamento del gioco del calcio parli chiaro. Ma oggi nonostante ci sia il VAR, strumento che mira ad esaltare l’oggettività dei singoli episodi, viene ancora mantenuta la discrezionalità degli arbitri che porta, a nostro modo di vedere, a dei veri e propri strafalcioni arbitrali. Sul regolamento del gioco del calcio presente sul sito dell’AIA (clicca qui per prenderne visione), possiamo leggere la regola 11 inerente il fuorigioco. A tal proposito al punto 2 viene descritta quando si ha l’infrazione per fuorigioco. Leggiamo testualmente:

“INFRAZIONE DI FUORIGIOCO
Un calciatore in posizione di fuorigioco nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato da un suo compagno deve essere punito soltanto se viene coinvolto nel gioco attivo:

  • interferendo con il gioco, giocando o toccando il pallone passato o toccato da un compagno oppure
  • interferendo con un avversario:
    • impedendogli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendogli chiaramente la linea di visione, o
    • contendendogli il pallone, o
    • tentando chiaramente di giocare il pallone che è vicino quando questa azione impatta sull’avversario, o
    • facendo un’evidente azione che chiaramente impatta sulla capacità dell’avversario di giocare il pallone.”

I due gol succitati sono stati annullati entrambi per fuorigioco. Palomino, al momento del colpo di testa di Zapata, è oggettivamente in fuorigioco, ma non gioca il pallone perché anticipato da Cristante che devia il pallone nella propria porta. Se Palomino avesse toccato il pallone sarebbe stato da considerare parte attiva dell’azione e dunque sanzionabile per infrazione di fuorigioco. Diversamente, non toccando il pallone e non ostacolando l’avversario nella giocata (eccezion fatta per la mano appoggiata sulla schiena del centrocampista giallorosso), il difensore nerazzurro non è parte attiva all’azione e dunque la rete sarebbe stata da convalidare. Inoltre Cristante assume l’atteggiamento di chi in una partita, suo malgrado, si ritrova a deviare il pallone nella propria porta per la seconda volta nella stessa gara, e non quello di chi sa di essere ostacolato dall’avversario. Stesso discorso vale per la rete di Kessié annullata al Milan per fuorigioco di Giroud. Al momento del tocco di Kalulu, Giroud e Juan Jesus sono a terra. Giroud non si muove e Juan Jesus, da terra, gioca il pallone anticipando di fatto Giroud che non si muove e non fa nulla per ostacolare Juan Jesus. Se il il difensore napoletano non fosse intervenuto ed il pallone fosse carambolato su Giroud e, allora sì, la sanzione del fuorigioco sarebbe stata sacrosanta.

Infine il caso Serra in Milan – Spezia è sì controverso, ma a mio modo di vedere è meno grave. Diversamente, stando al regolamento, quelli di Palomino e Giroud non sono mai fuorigioco. È meno grave perché l’arbitro ammette candidamente l’errore. Per quanto possa l’errore possa essere stato evidente, è ovvio che in questo caso si tratta di semplice errore umano, mentre nei casi precedenti parliamo di situazioni che lasciano sempre un alone di sospetto a chi segue questo sport. Inoltre, qualora l’arbitro Serra avesse concesso il vantaggio ed il Milan avesse segnato, il VAR avrebbe dovuto valutare anche il fatto che probabilmente non si trattava di fallo di Simone Bastoni su Rebic, ma l’esatto contrario, visto che Bastoni frappone il suo piede sinistro tra il pallone ed il piede destro di Rebic. Il VAR avrebbe potuto interpretare quella situazione come fallo dell’attaccante rossonero. Ad ogni modo, stupisce che l’arbitro Serra sia stato punito, ma non tanto per l’errore, quanto piuttosto, probabilmente, per le scuse plateali e l’ammissione dell’errore, cioè per la cosa più bella che un arbitro di calcio abbia mai fatto in campo.

La classe arbitrale ha da farsi un grande esame di coscienza. Qual è l’obiettivo che persegue? Vuole migliorare le direzioni arbitrali o vuole conservare il potere che ha? Il VAR, in questo contesto, a che serve? Lo si utilizza come in Atalanta – Roma e Milan – Napoli  perché si teme che prima o poi la figura dell’arbitro non sarà più centrale? Si sta mirando all’autoconservazione della classe arbitrale? Errori marchiani di questo tipo, nonostante l’ausilio della tecnologia, checché se ne dica, avranno l’unico effetto di allontanare sempre di più la gente da quello che è e resta uno sport e che si deve sviluppare all’interno di un regolamento chiaro.

Vincenzo Chiarizia

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