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La partita di Calci(o) “Terza puntata” – Penalisti, artisti e guerrieri, il VAR dei tornei rionali

Ci sono vari livelli per questi tornei calcistici estivi, come nei videogame anni ’80 dove ogni livello è più difficile ed impegnativo fino a raggiungere la madre di tutte le sfide. Parteciparvi potrebbe essere il motivo di orgoglio di una vita.

Si parte dal tornei U.I.S.P e poi seguendo una lenta ma inesorabile discesa si giunge al nocciolo della depravazione sportiva, i tornei rionali, queste imboscate calcistiche possono avere molti nomi tipo: Torneo delle via, Torneo dei bar; Palio dei rioni, Coppa del quartiere. Il comune denominatore sarà la quantità di schiaffoni e calcioni che voleranno durante lo svolgimento delle partite.

Durante quelle competizioni vengono fuori tutte le malizie, scaltrezze e furbizie nate in anni di interminabili partite in strada con porte immaginarie delimitate da due oggetti a caso che fungevano da pali, due sassi , un sasso e un maglione e così via, qualsiasi cosa potesse servire per disegnare la linea di porta andava bene. Per i tiri alti invece il problema si poneva e si trasformava in una discussione continua con mille ramificazioni e metri di giudizio assolutamente estemporanei, in una prima fase di discussione prendevano la ribalta i “fanti” più scaltri e spigliati a parole che in mezzo ad una ridda di voci e urla riuscivano a mettere in dubbio la teoria degli avversari (quasi tutti futuri avvocati).

Era tutto un divenire di ipotesi e suggestioni, ipotesi e teorie che venivano snocciolate con concitazione e fermezza. Intanto partiamo dal fatto che se il portiere toccava la palla diventava tutto più complesso perché entrava nel campo delle ipotesi il “traversa e gol” o “traversa e fuori” (roba da penalisti)???
Se il portiere non toccava la palla la discussione si sarebbe concentrata sul “tiro più alto di una traversa normale o no?” Alla fine si poteva risolvere in due modi, se il possibile gol era scaturito da una grande giocata o un gran tiro, era goal, una concessione all’arte del gioco di strada, non si cancella un gran goal per un dubbio.

Ma se proprio non si trovava un accordo allora la cosa si risolveva in una contesa fisica. Entravano in azione i due più grossi, sì perché quando si facevano le squadre, ogni capitano che si rispettava prendeva un giocatore grosso e cattivo, non contava quanto sapesse giocare a calcio, contava quanto sapesse difendere le istanze della squadra. Quasi tutti quelli che ho conosciuto e che hanno avuto questo ruolo sono poi diventati clienti di avvocati.

In questa galassia di emozioni, mocassini sfondati, pantaloni strappati sulle ginocchia e visi paonazzi e sudati stavano nascendo i futuri giocatori di tornei rionali.

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