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Formula 1, l’unico sport in cui i coach non possono dare indicazioni ai propri ragazzi

(Fonte foto: sportface.it)

L’annosa questione degli ordini di scuderia nella Formula 1 puntualmente torna a scatenare polemiche sull’opportunità o meno di un team di decidere quale dei due piloti debba terminare la gara davanti al compagno di squadra. È giusto? È sbagliato? Non è semplice dirlo. Di precedenti in passato ce ne sono stati diversi. Basta ricordare, rimanendo solo in orbita Ferrari, Barrichello nel GP austriaco di Zeltweg nel 2002, praticamente a pochi metri dalla linea del traguardo rallenta per far vincere Michael Shumacher. Oppure Felipe Massa che in Germania nel 2010, a circa 20 giri dal termine, lasciò la testa della classifica all’altro ferrarista Fernando Alonso. Quell’episodio scatenò un vespaio di polemiche per l’ordine di scuderia che sarebbe stato dato a Massa in maniera implicita: “Fernando è più veloce di te, ci dai conferma di aver capito il messaggio”. Il team fu sanzionato dal Consiglio Mondiale della FIA con una multa di 100 mila dollari per violazione dell’articolo 39.1, ma ci fu assoluzione piena per i piloti. Nel mese di dicembre dello stesso anno, circa 5 mesi dopo l’episodio Massa/Alonso, il Consiglio Mondiale della FIA ha deciso di cancellare l’art.39.1 che appunto vietava gli ordini di scuderia e contemporaneamente ha fatto un generico richiamo all’articolo 151c del Codice sportivo internazionale, il quale prevede comunque sanzioni verso azioni che possano arrecare discredito allo sport.

Domenica a Silverstone il problema si è riproposto. Questa volta in maniera inversa: dal muretto Ferrari, durante la safety car, non è stato imposto a Carlos Sainz di rallentare creando un effetto tappo ad Hamilton e consentendo a Charles Leclerc di allontanarsi, per consentire al monegasco di mettersi in zona di sicurezza viste le gomme meno fresche di tutti coloro che lo seguivano. Va detto che l’articolo 39.5 sulla Safety Car impedisce di guidare in maniera troppo lenta, ma per ovviare al “troppo lento”, basterebbe girare a qualche km/h in meno rispetto a chi si ha davanti. Se la scuderia avesse imposto questa scelta a Sainz, probabilmente la Ferrari avrebbe centrato una bella doppietta perché Sainz, con gomme fresche, avrebbe avuto le armi affilate per difendersi dagli attacchi di Perez e o Hamilton. Invece, senza l’ordine di scuderia (con l’aggiunta della decisione da parte del box di non far rientrare Leclerc), Sainz ha superato il compagno di squadra andando a vincere e lasciando il monegasco con le gomme arrivate a difendersi sì come un leone, ma alla fine vanamente, visto che ha ceduto il passo perdendo due posizioni e tagliando il traguardo in quarta posizione.

Regolamenti a parte, quanto sono etici gli ordini di scuderia e perché in Formula 1 si rendono spesso necessari? Il concetto di etica balza in primo piano proprio perché la classifica piloti prevale su quella costruttori. È come se nel calcio la classifica cannonieri prevalesse sulla classifica punti delle squadre; è ovvio che in un contesto di questo tipo, nel decretare chi deve calciare i rigori, sarebbe una situazione difficilmente gestibile dagli allenatori.

Dunque finché la Formula 1 avrà la classifica piloti come graduatoria determinante a decretare il vincitore del mondiale, gli ordini di scuderia continueranno a far discutere vita natural durante, viceversa se dovesse accadere una riforma che porti a vincere il mondiale esclusivamente la scuderia, riforma dai connotati epocali se non utopistici per il mondo delle corse, gli ordini dal muretto rientrerebbero nell’etica e nel gioco di squadra e non creerebbero più polemiche. Anzi, è probabile che a giovarne potrà essere anche lo spettacolo. Nel frattempo godiamoci Sainz che in un weekend perfetto ha portato a casa doppietta e prima vittoria in carriera. E rincuoriamo Leclerc che non è stato supportato dal muretto.

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