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Waiting for… (denaro e garanzie)

(Faleh Khalid Al Thani. Fonte: corriere.it)

Le cronache attuali, in tema di calcio e finanza, tra le difficoltà generali e comuni che caratterizzano le compagini della serie A, ci descrivono oggi una situazione particolarmente delicata, che riguarda una nobile decaduta del calcio italiano, protagonista di ottimi campionati sul finire degli anni ‘80, con uno scudetto e una finale di coppa dei campioni nel proprio palmares. Stiamo parlando della Sampdoria che, complice una pessima gestione societaria da quando è mancato il presidente Riccardo Garrone, ora rischia seriamente il fallimento. La storia della società genovese è solo un esempio di quanto sia complicato gestire una società sportiva in un momento storico in cui la finanza si è impadronita di ogni cosa, compreso lo sport dove sarebbero altri e non i capitali azionari o la dimensione borsistica i valori da porre in rilievo. Oggi, in serie A, tutte le squadre sono in difficoltà, non a caso il DS della Lazio, Igli Tare, in una sua recentissima intervista parla di un rischio generale di default. Il calcio, vero motore trascinante per gli umori popolari, soprattutto da parte maschile, va avanti per le ricapitalizzazioni che vengono fatte dai presidenti e dai CDA, ma quando è possibile, altrimenti si aprono momenti di crisi che si risolvono solo con la cessione delle proprietà a fondi di investimento poco affidabili o addirittura speculativi, come nel caso del Milan passato nelle mani di Elliot e poi venduto a Redbird Capital. Secondo il Financial Times anche l’Inter è in vendita, i “rumors” parlano di un’offerta proveniente da un grande imprenditore statunitense. Purtroppo la realtà è questa: a fronte di un giro di affari che solo per la serie A muove circa 4 miliardi di euro di fatturato, senza considerare l’indotto, assistiamo a situazioni di difficoltà che certificano una sperequazione nella ripartizione degli introiti che la Lega Serie A si assicura dalle tv e situazioni finanziariamente complicate di club blasonati che gestiscono male i loro capitali e che compiono degli illeciti per fare quadrare il bilancio, generando plusvalenze fittizie con movimenti volti a produrre utili non contabilmente corretti. È di oggi la notizia che anche la “Vecchia signora”, la Juventus, avendo alterato le scritture contabili nelle annate dal 2018 al 2020, deve rispondere alla procura di Torino di falso in bilancio, con ripercussioni sul mercato borsistico in cui, in questo modo, si è assicurata vantaggi indebiti e ha manipolato illecitamente il valore delle proprie azioni, generando un reato grave.

Comunque sia, tornando alla società blucerchiata, questo difficile momento è iniziato nel 2014, con l’acquisto del club da parte di Massimo Ferrero, un produttore cinematografico che lo acquistò gratuitamente dalla famiglia Garrone che, tanta era la voglia di liberarsene, garantì a Ferrero un fondo di circa 65 milioni di euro di capitale per finanziare l’attività degli anni a venire. Nei primi campionati tutto bene, poi il declino, complice la pandemia del 2020-21, che, impedendo i guadagni provenienti dalla vendita dei biglietti e dagli sponsor, insieme a una cattiva gestione produsse un debito cronico di circa 140 milioni di euro. I giocatori protagonisti dei favolosi anni ‘80 si sono mossi fin da subito nel tentativo, vano, di entrare nel CDA genovese da soci di maggioranza, con Luca Vialli, mitico bomber, più volte indicato come capocordata della “mission impossible”. Il presidente Ferrero prima di uscire di scena per interdizione aveva nominato un CDA che curasse gli interessi della società, con distacco da tutti, in modo da operare il più liberamente possibile, e un curatore detto Trustee, Gianluca Vidal, con il compito di trovare un acquirente massimizzando i profitti. Da qualche mese si parla con grande insistenza di una trattativa di vendita che coinvolgerebbe un componente della famiglia reale del Qatar, Faleh Khalid Al Thani, uno sceicco milionario presentato da un intermediario italiano, Francesco Di Silvio, quest’ultimo già noto per aver provato, con altre cordate di imprenditori e di personaggi della storia del calcio come Luciano Moggi, ad acquistare quote di maggioranza di club sportivi, ma sempre senza successo. Ricordiamo il tentativo fatto per l’acquisto delle quote di maggioranza della Fortitudo Bologna nel basket, del Foggia e della Salernitana (il più recente) nel calcio. Certo la presenza di uno sceicco ha solleticato il palato dei tifosi genovesi, che non solo si sono visti salvati ma anche catapultati in una situazione finanziaria futura decisamente diversa, con un grande potere di acquisto nelle trattative di mercato. Fino ad adesso la trattativa rimane congelata, il deposito di soldi che deve provenire dalle banche dello sceicco e andare a costituire la garanzia per i ben più corposi investimenti successivi, a coprire l’intero debito, non è ancora arrivato, anzi viene rimandato di settimana in settimana con le scuse più variegate, una delle quali è la traduzione di documenti dall’arabo che ci sembra decisamente bizzarra così come la confusione di sedi e di giorni per le firme dei documenti e i ripensamenti appena annunciati riguardo alla due diligence. La notizia fresca è che l’acquisizione, secondo le dichiarazioni di ieri del CEO della società intermediaria Console&Partners, che si occupa di curare gli interessi dello sceicco per questa operazione, si concluderà entro l’inizio dei mondiali di calcio in Qatar, il 18 novembre. La situazione ci sembra ancora molto incerta, addirittura vengono esaminate solo adesso le garanzie bancarie per il patrimonio personale dello sceicco, che stranamente si appoggia in Italia ad un produttore cinematografico non di primo piano e poco conosciuto negli ambienti calcistici se non per trattative fallite. Non proprio lo stile di un ricco sceicco del Qatar. Tutto ciò ricorda quella bellissima opera del teatro dell’assurdo che è Waiting for Godot, dove due barboni attendono per molto tempo l’arrivo di un certo signor Godot, di cui non si sa nulla ma che sarebbe un loro benefattore, che non arriverà mai, ma manderà un ragazzo a dire ai due che “oggi non verrà, verrà domani”. Quest’opera vuole celebrare ironicamente il non senso della vita, ma qui ci sembra che la trattativa di acquisizione della Sampdoria da parte di Al Thani, considerando gli “attori” che ne stanno prendendo parte e le dichiarazioni che vengono espresse, ne sia una trasposizione fedele almeno come significato, peccato che i sentimenti forti dei tifosi genovesi invece siano reali e che nessuno sembri tenerne conto. Vedremo come andrà a finire, nella speranza di poter scrivere nel prossimo articolo un epilogo positivo di questa vicenda, non ce ne vogliano i tifosi doriani che ci stanno leggendo, ma le condizioni perché la trattativa finisca con un nulla di fatto ci sono tutte.

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