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La manipolazione del benaltrismo

Secondo la Treccani il benaltrismo è un neologismo delle scienze politiche che sta per indicare l’espressione “ci vuole ben altro”, ovvero dall’individuare origine o soluzione di un problema in qualcos’altro rispetto all’affermazione dell’interlocutore. Di benaltrismo vive e si nutre una certa politica che per non affrontare un determinato problema, dirotta il focus su una questione apparentemente correlata, ma che invece non c’entra nulla.

Questa premessa è doverosa per raccontare la vicenda di Andrea Belotti. Nella galassia granata chi contestava e contesta oggi il presidente Cairo e chi invece continuava a prendere le difese del massimo dirigente granata vedevano tutti all’unisono nel capitano Andrea Belotti un simbolo di granatismo. Eppure, credendo di raccontarlo in maniera oggettiva, il Gallo ha deciso di arrivare a scadenza di contratto, non dichiarando le sue volontà, non spiegando (anche a conclusione del rapporto con il club granata) le ragioni del suo addio, non salutando i tifosi che lo hanno sempre sostenuto, salvo dedicare loro un post zeppo di ovvietà, ed in ultimo, entrare in campo in Roma – Torino con la casacca giallorossa, salutando freddamente Ricci, giocando con una foga mai vista quest’anno a detta di molti tifosi romanisti (ma su questo non c’è nulla da eccepire), ignorando i supporter granata presenti allo Stadio Olimpico di Roma che lo avevano chiamato sotto al settore ospiti per un saluto. Dulcis in fundo, da non rigorista – come confermato dalle dichiarazioni di Mourinho nel post partita (“Sul rigore posso dire solamente che non era Andrea il giocatore incaricato del tiro, ma non dirò chi lo era”) e quelle di Dybala (“A volte la decisione viene presa in pochissimi secondi e quando ho alzato la testa ho visto che Belotti aveva la palla in mano. Lui se la sentiva di calciare e io l’ho lasciato”) – si è appropriato del pallone per presentarsi sul dischetto. L’esito è stato quello di un penalty non realizzato e di insulti piovuti sul Gallo in maniera indistinta da granata e giallorossi.

C’è chi critica l’atteggiamento di Belotti per l’essersi fatto avanti per calciare quel penalty, nella veste di rigorista non designato, proprio contro la squadra che l’ha reso calciatore e uomo. A queste critiche sovente capita di leggere come contraltare, da parte di chi utilizza il Gallo per attaccare la presidenza di Urbano Cairo, l’argomentazione che riassumiamo di seguito: “Si critica Belotti per aver battuto il rigore invece 17 anni di gestione Cairo vanno bene?”

Si può sapere cosa diamine c’entrino Belotti ed il rigore con la gestione Cairo? Questo, per l’appunto, è puro benaltrismo. Si cita un fatto per minimizzarlo di fronte ad un altro problema più grande. Nella quotidianità di molti esseri umani può esistere magari la problematica di vivere una situazione economica difficile, tale da non sapere se si arriva a fine mese o meno. Tuttavia non significa che queste persone non abbiano diritto di protestare se uno ruba loro il posto in fila alle poste. Chiaramente questo è un esempio eccessivo e provocatorio, ma è per dire che se una persona ci manca di rispetto in maniera grave e non ha intenzione di fermarsi, ciò non significa che noi siamo tenuti ad accettare di tutto da parte di chiunque altro, anche da parte di chi reputiamo essere il simbolo della purezza. Anzi, aggiungerei, soprattutto da costui non ci si aspetterebbe mai una mancanza di rispetto come oggettivamente sono state quelle messe in atto dall’ex attaccante del Torino e della nazionale. Infatti il vestire la fascia di capitano di Valentino Mazzola durante l’ultima stagione pur essendo era alla spasmodica ricerca di un contratto soddisfacente altrove, il non avere gli attributi da capitano nel dichiarare le proprie intenzioni quando invece le si avevano già chiare, il voler arrivare a fine contratto per guadagnare al massimo per il nuovo ingaggio magari con un bonus alla firma, l’ignorare i tifosi al momento dell’addio e allo stadio Olimpico di Roma (e potremmo continuare), tutte queste sono mancanze di rispetto da parte dell’ex numero 9 granata. Riteniamo che questi atteggiamenti siano stati quantomeno sconvenienti nei confronti di una tifoseria che ha sempre osannato e difeso il proprio (ex?) beniamino. Il rigore di Roma è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso nella testa di molti tifosi. Probabilmente Belotti ha voluto voltare definitivamente pagina con quel rigore, lecito, me è normale che ci sia una reazione.

Quindi di benaltrismo in questo caso ne faremmo tutti davvero a meno. Cairo non rispetta la storia ed i valori granata? Vero. Belotti li rispetta? No. E dunque criticare Belotti non vuol dire sposare e difendere Cairo, significa semplicemente osservare senza ipocrisie o particolari interessi privati la realtà dei fatti.

Per fortuna gli articoli restano scritti e la posizione del direttore editoriale e di tutta la redazione di Calcioealtrestorie nonché quella personale di chi scrive, nei confronti dell’attuale presidenza granata, sono chiare e incise sulla rete. Ma come vi abbiamo detto nella puntata di una settimana fa, l’obiettivo dei giornalisti è quello di darvi fastidio. Per questo, quando ci siamo imbattuti in chi ha avuto il coraggio di affermare che Belotti ha ricevuto l’ordine dalla panchina giallorossa di battere un penalty che non avrebbe voluto tirare, siamo saltati sulla sedia. Questo è quello che accade quando la malafede prende il sopravvento. Anche perché queste affermazioni si scontrano con le dichiarazioni di Mourinho e Dybala, che rappresentano un fatto a fine gara.

L’atteggiamento di Belotti, che spontaneamente ha deciso di caricarsi del compito di calciare quel rigore contro la sua ex squadra e contro i suoi ex tifosi, cozza contro ogni valore che ciascun giocatore dovrebbe tenere. Per fortuna Dio ci ha dotato di libero arbitrio e ci ha concesso la possibilità di scegliere. Ogni scelta è certamente lecita, ma non è detto che tutte siano corrette, men che meno quella di Andrea Belotti e, ne siamo certi, lui ne è ben consapevole, nonostante abbia riservato a questa azione un’importanza relativa.

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