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L’era dei gasdollari

(fonte foto: Formiche.net)

Sono iniziati i mondiali di calcio in Qatar, ma oggi la discussione non è concentrata sul sensazionale evento sportivo che ha luogo ogni 4 anni, piuttosto su altri aspetti organizzativi. Poco importa, infatti, se alla massima rassegna calcistica mondiale parteciperanno 32 squadre suddivise in 8 gironi, per un totale di 832 giocatori provenienti da tutto il mondo, rappresentanti di milioni di tesserati che questo sport riesce a coinvolgere sempre e dovunque, poco importa se ci saranno assi del pallone come Messi, Mbappé e Neymar, solo per citarne solo alcuni. Quello che salta agli occhi in questa edizione sono i problemi nati in seguito all’assegnazione. I mass media non si spiegano lo svolgimento di un evento sportivo di altissimo interesse come il mondiale di calcio (da sempre l’evento che conta più spettatori e più interesse) in uno stato che non ha nessuna tradizione calcistica e dove il clima molto caldo ne ha costretto lo svolgimento in inverno, bloccando campionati nazionali e rassegne continentali. Nel 2010, una commissione della Fifa (massimo organismo mondiale del calcio) presieduta – lo ricordiamo – da Blatter e in cui hanno avuto un ruolo fondamentale i francesi Zidane e Platini, ha scelto il Qatar come stato ospitante, a danno degli USA, adducendo la motivazione che i tempi sono maturi per dare agli stati arabi, finalmente, l’opportunità di ospitare e di valorizzare un evento così importante per la prima volta nella storia di questo sport che ha visto nascere il primo appuntamento mondiale nel lontano 1930. Il grande caldo che anche in inverno è presente a quelle latitudini e la quasi totale mancanza di strutture idonee per ospitare migliaia di tifosi hanno da subito creato dei grattacapi e sono esplose anche pesantissime accuse sia al presidente Blatter che a Platini (all’epoca presidente Uefa), rei di avere “venduto” l’assegnazione a suon di favori personali o nazionali, comunque in maniera non chiara. Da qui infatti è partita una inchiesta federale che si è risolta con un verdetto di assoluzione sia per l’ex giocatore della Juventus che per il massimo esponente della federazione.

Potenza della Fifa, viene da pensare… un potere politico ed economico enorme, tale da condizionare l’economia di uno Stato. Prova ne è stata la presenza del presidente Fifa Infantino al G20 a Bali, proprio come un vero leader politico. Ma che se ne fa il Qatar di stadi ultra moderni e iper tecnologici se poi non ha che un campionato di calcio amatoriale (o poco più) che le può sfruttare? A quanto abbiamo modo di pensare, vista la premessa della Supercoppa Italiana che sarà disputata a Riad in Arabia Saudita nonostante sia il derby di Milano, ci viene spontaneo credere a interessi pubblicitari ed economici di un livello tale da poter condizionare la location di un evento così, come di un intera manifestazione, e di diventare, per lo Stato ospitante, un trampolino di lancio per la disputa di altri appuntamenti importanti e, soprattutto, uno strumento di soft power per entrare nelle elite del calcio e della politica che contano a livello di governance mondiale.

Dal 2010 in Quatar sono iniziate le costruzioni di strade, stadi, strutture, aeroporti. Ma alcuni fatti ci spingono a pensare che ci sia ben altro “sotto” l’assegnazione del mondiale in Qatar, a cominciare dall’acquisto del PSG da parte dell’emiro qatariota Al Thani che in tal modo, in sede di assegnazione, si assicura i voti dei consiglieri Fifa e Uefa francesi, confermati dagli acquisti sul mercato di assi come Neymar, Mbappé, Messi e il nostro Verratti. Così l’Arabia Saudita, che recentemente ha acquistato il Newcastle, ma sono di proprietà araba anche il Manchester City, il Troyes in Francia oltre al già citato PSG e il Girona in Spagna. La Fifa sembra avere spalancato una grossa porta a questi emiri che, per invogliare le potenze mondiali a fare affari, hanno cominciato anche a acquistare armi, molte di provenienza italiana per i guadagni consistenti anche di Leonardo e di Finmeccanica.

Altro che geopolitica, qui si determina l’economia di uno Stato! Il quotidiano britannico Guardian in un’inchiesta confermata anche da Amnesty International (“Il mondiale dello sfruttamento”), stima in circa 6500 i morti accertati e causati dalle pessime condizioni di lavoro e climatiche, per la mancanza dei più elementari controlli di sicurezza, in un contesto socio-lavorativo di degrado di diritti umani e civili soprattutto verso quelle popolazioni di operai migranti provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh, Sri Lanka e Filippine che hanno costituito l’ ossatura principale della forza lavoro presente in Qatar.
A questi lavoratori venivano infatti corrisposti salari molto bassi, in situazioni climatiche proibitive per il gran caldo, con il divieto assoluto di assenze per malattie e di costituire organizzazioni sindacali di protesta. Dobbiamo pensare che gli abitanti nativi del Qatar sono circa 200.000, solo il 15% dell’intera popolazione attuale che quindi ha un grande bisogno di importare manodopera straniera, mentre il principale fondo di investimento qatariota possiede circa 200 miliardi di dollari! Il tutto senza che l’ente calcistico mondiale, la Fifa, prendesse posizione in merito e limitasse lo strapotere dei ricchi qatarioti, ma anche la stampa e le emittenti televisive europee non hanno mai dato il giusto peso a questi eventi, non hanno parlato delle numerose morti, ma solo dell’aspetto sportivo di un mondiale alle porte che adesso, a cominciare proprio dall’ex presidente Fifa Joseph Blatter (“La scelta di disputare i Mondiali in Qatar è stata un errore. Il paese è troppo piccolo. In quanto presidente, all’epoca me ne assunsi la responsabilità”) che ha riconosciuto di avere commesso un grave errore, nessuno vuole più. Sono uscite recentemente anche spiacevoli dichiarazioni da parte dell’ambasciatore qatarino, Khalid Salman, che,
intervistato dalla emittente tedesca ZDF, ha definito l’omosessualità come un “danno psichico”, dichiarando che i gay che entreranno in Qatar dovranno accettare le regole severe che impone il governo. Parole definite “orribili” dal ministro dell’interno tedesco Nancy Faeser. Ricordiamo che in Qatar l’omosessualità è un reato che viene punito con il carcere. Dobbiamo pensare che almeno in questo caso è la Fifa a subire le medioevali leggi qatariote cui tutti si dovranno adeguare, a cominciare da quelle comunità lgbtq che sono state citate dall’ambasciatore qatarino, ma anche l’uso di alcolici in Qatar è illegale. Dobbiamo ricordare la presa di posizione del capitano della nazionale tedesca Philip Lahm, il quale ha deciso di non far parte della delegazione in Qatar, motivando la sua scelta con la violazione dei diritti umani e l’indifferenza delle Federazioni nazionali che non hanno battuto ciglio. Che sulle maglie della nazionale danese, per le stesse motivazioni, non comparirà lo sponsor tecnico della Hummell, produttrice del kit gara, che sostiene la nazionale, ma non vuole esibire il marchio in una rassegna in cui la tutela della vita e dei diritti fondamentali delle persone sono abusati. In Germania i tifosi del Bayern Monaco e quelli del Borussia Dortmund hanno manifestato con striscioni posti sugli spalti dei rispettivi stadi invitando al boicottaggio generale; i giocatori della nazionale australiana e la stessa Federazione hanno espresso il loro dissenso motivandolo con la situazione di abuso dei lavoratori. A Parigi il sindaco Hidalgo ha vietato l’utilizzo dei maxischermi e qualsiasi iniziativa a sostegno dei mondiali. Molti giocatori indosseranno un bracciale con la scritta “one love” a sottolineare la solidarietà con tutto il mondo lgbtq.

Questi stadi costruiti in zone molto calde saranno al chiuso e dotati di impianti di condizionamento costosissimi, si parla di circa 800 milioni di euro a stadio, solo per disputare delle partite mentre il resto del mondo non sa come fare per pagare le bollette del gas. Sempre con riferimento agli sprechi, sono stimati circa 60 voli al giorno per portare i tifosi allo stadio. Solo recentemente la Fifa ha preso posizioni migliorando i controlli su cantieri e sulle condizioni dei lavoratori, e promettendo risarcimenti alle famiglie colpite dai decessi, incalzata da Amnesty e da Human Rights Watch, ma siamo ben lontani da poter parlare di una situazione accettabile, il parere che ha espresso come massimo organo calcistico è che comunque questi mondiali sono serviti per migliorare le condizioni sociali, il presidente Infantino invita calciatori e squadre a pensare solo a giocare il mondiale, senza alimentare proteste.
La contraddizione di valori umani che questa vicenda esprime è anacronistica e molto grave per i tempi in cui viviamo, rende amara l’attesa del massimo torneo di calcio mondiale, lo sport più seguito.

Ricordiamo in questa sede il risultato di USA ’94 con 30 miliardi complessivi di telespettatori e un giro di affari di circa 4 miliardi di dollari, cifre ancora “imbattute”; inoltre ci chiediamo anche noi se sia stato opportuno assegnarne l’organizzazione a uno stato senza storia calcistica, con un clima palesemente inadatto e con un ordinamento giuridico medioevale, tenendo conto delle grandi folle che affluiranno in massa in Qatar, e se sponsor e politica possano a tal punto condizionare eventi di questa portata. Il discorso che riguarda l’assegnazione del mondiale ci appare superfluo rispetto a cio’ che sta accadendo. Da questa vicenda si evince che i dollari che arrivano dalla vendita del gas servono non solo per riempire le tasche ai ricchi emirati, ma anche a qualche politico europeo compiacente. Potere dei soldi e dei giochi politici, ma stipulare “affari” con i ricchissimi emirati tenendo conto del livello culturale e sociale cui sono fermi da secoli, del loro ordinamento, della considerazione che hanno tutt’oggi delle donne, della loro intolleranza verso le diversità sessuali, religiose, politiche, può veramente significare “vendere l’anima al diavolo” in una favola moderna di dubbio gusto.

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