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Panem et non circenses

(Fonte foto: quifinanza.it)

Rabbia e disgusto è tutto quello che sta lasciando in me il mondiale di calcio in Qatar, non credo di essere l’unico a provare sentimenti simili per tutto ciò che è accaduto, accade e forse accadrà e per tutto quello che è stato raccontato e soprattutto ciò che non è stato raccontato dai  cronisti e dai commentatori tv. Questi hanno incensato questi mondiali mediocri ad un livello inverecondo, con un vaniloquio continuo, raccontando di stadi e impianti magnificenti, villaggi sportivi di ultima generazione, calciatori trasformati, a parole, in super eroi che con gesti sublimi regalavano gioie ad un pubblico festante, felice e libero. Già, “libero”, libero di tifare come gli veniva concesso dalle autorità locali, molto attente a non dare spazio a richieste di visibilità ad associazioni o organizzazioni per i diritti umani e prodighe, invece, a mostrare le madri dei giocatori marocchini felici e osservanti delle regole della religione islamica… e i cronisti a raccontare quanto tutto ciò fosse bello.

Nella storia di questi mondiali però è venuta meno tutta la parte di come si sia arrivati a questi mondiali di calcio, una delle vetrine più grandi del mondo, sportivamente parlando, e di cosa ci è stato nascosto, coperto e insabbiato nel deserto qatariota.

Quello che sta emergendo dalle indagini di Bruxelles è una vicenda di corruzione appena all’inizio ma già molto mortificante per chi ha accettato di stare ad un gioco davvero meschino.

La politica che non sarebbe mai dovuta entrare nel calcio (come spesso recitavano striscioni di alcune curve storiche) è riuscita ad insinuarsi, mascherarsi, confondersi in questo sport fino a prenderne il comando pilotandolo su binari che poco hanno a che fare con il calcio, gli ultrà, il freddo sugli spalti, il panino mangiato in piedi e le discussioni tra tifosi.

In nome di un calcio sempre più “mondiale pulito e bello” qualcuno ha pensato di accogliere le lusinghe milionarie di emiri, sceicchi (e chi più ne ha più ne metta), ed ha accettato di aggiustare alcuni pareri e giudizi di federazioni riguardo la possibilità di dare (vendere) al Qatar l’organizzazione di questo mondiale, chiudendo più di un occhio sulle lacune umanitarie e aprendo più di un portafoglio per non vederle.

Quello che più mi fa incazzare di tutta questa storia, per me inaccettabile, è che a gestire tutto questo pattume in Europa siano figure che fanno riferimento alla sinistra… e io da persona con valori fortemente radicati a sinistra mi sento doppiamente tradito. Se politicamente i partiti di sinistra italiani stanno crollando miseramente e fallendo proprio nella ricostruzione di un’identità con radici forti e legate a determinate tematiche sociali, avrei preferito che non portassero certi modelli nel calcio, sport una volta popolare, fatto per tutte le classi sociali.

Mi sarei aspettato invece che proprio perché di sinistra certi politici avessero affrontato certe questioni con il coltello tra i denti difendendo chi in Qatar non ha diritto, chi in Qatar è morto (e sono tanti) per costruire stadi che da lunedì verranno smembrati perché inutili, con probabili nuove perdite umane. Evidentemente qualcosa non sta funzionando in quell’area politica e anche il caso Soumahoro lo certifica. Ora resta da vedere chi e come risulterà colpevole dei reati che vengono contestati a quegli esponenti politici, ma alcune cose si intrecciano pericolosamente e il calcio ora sta diventando una piazza virtuale dove soldi e verginità politiche vengono ripulite al canto di cronisti e opinionisti, che con i loro racconti ci mostrano un calcio che non c’è più.

Al netto di tutto io ho perso 2 volte: politicamente e sportivamente, ma credo di non essere il solo.

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