Il calcio romantico abita ormai soltanto nei cuori

Fonte foto: Stadionews.it

C’era un tempo in cui bastava entrare in uno stadio per capire dove ci si trovasse. Bari odorava di mare e pallone, di sigarette consumate lentamente sui gradoni, di radioline accese e di bestemmie sincere lanciate al cielo dopo un gol divorato. Non servivano maxischermi, musichette americane o slogan da supermercato del consenso. Bastavano undici maglie, una curva viva e novanta minuti da vivere come una faccenda personale.

Oggi il calcio moderno ha divorato quasi tutto. Ha preso i campi spelacchiati e li ha coperti di plastica, ha trasformato i tifosi in clienti e le domeniche in appuntamenti televisivi da consumare senza nemmeno sporcarsi le mani di rabbia o gioia. Eppure, nonostante tutto, il calcio romantico continua a respirare. Non sugli spalti patinati, non nelle stanze dei dirigenti, non dentro i contratti milionari. Vive nel cuore della gente. Vive nei tifosi.

Per questo fa male apprendere che un’altra piazza storica è sprofondata all’inferno. Bari lo viveva già da tempo, tra contestazioni, delusioni e promesse finite nel cassonetto della retorica calcistica. Ma sentirne il tonfo resta comunque una ferita aperta per chi il calcio lo ha conosciuto quando era ancora popolare e non popolarizzato.

Il Bari in Serie A era una faccenda seria. Squadra scorbutica, difficile da affrontare, capace di rendere il San Nicola una bolgia biancorossa che metteva soggezione anche alle grandi del Nord. E quella cornice di pubblico era un quadro meraviglioso: una distesa umana che sembrava il tramonto visto da una scogliera pugliese, quando il sole si piega sul mare e tutto assume il colore della malinconia.

Le grandi tifoserie non meritano l’abbandono. Meritano rispetto, progettualità, dignità. Perché certe piazze tengono in piedi la memoria del calcio italiano molto più di tanti dirigenti col doppiopetto e la parlantina da consiglio d’amministrazione. Bari è una di quelle città dove il calcio non è intrattenimento: è appartenenza, identità, sangue che circola lento nelle vene della settimana.

Oggi restano le cicatrici e la rabbia di un popolo che si sente tradito da un calcio sempre più lontano dalla gente. Ma restano anche la voce, le bandiere, le trasferte, i cori cantati pure quando non c’è più nulla da salvare. Ed è proprio lì che sopravvive il calcio romantico: nella fedeltà ostinata di chi continua ad amare anche quando l’amore non restituisce niente.

Ai tifosi del Bari va un augurio sincero. Quello di tornare presto nei campi che meritano, quelli dove l’aria è più sottile e profuma ancora di calcio vero. Anche se non sarà più lo stesso di un tempo. Anche se il pallone moderno ha cambiato pelle e coscienza.

Perché certe maglie, certe curve e certe domeniche non dovrebbero mai conoscere l’inferno.

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