Il calcio ritrovi la ragione. Prima che sia troppo tardi.
Riceviamo e pubblichiamo
La Federazione Italiana Sostenitori Squadre Calcio conferma che quanto accaduto ieri durante il derby Torino-Juventus rappresenta un punto di rottura definitivo.
Non è stata soltanto una partita di calcio. È stata la fotografia di un sistema che da anni continua a ignorare segnali evidenti, tensioni prevedibili e responsabilità condivise. E ieri il conto è arrivato per tutti: istituzioni, sistema calcio e tifoserie.
Lo Stato, che aveva il dovere di garantire sicurezza e ordine pubblico, ha sottovalutato ciò che poteva accadere. E ciò che si temeva è accaduto davvero. Non bastano più dichiarazioni di circostanza o parole di rito dopo ogni episodio di violenza. La prevenzione non può essere improvvisata e la sicurezza non può diventare soltanto gestione dell’emergenza.
Il sistema calcio continua invece a costruire scenari pericolosi: calendari senza logica sportiva, derby incandescenti programmati in momenti già carichi di tensione, decisioni discutibili sulla contemporaneità delle gare, gestione fallimentare della fidelity card — la cosiddetta carta del tifoso — che negli anni ha spesso diviso, irrigidito e allontanato invece di educare, responsabilizzare e avvicinare le persone allo sport.
Ma anche il mondo del tifo deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio.
Allo stadio si entra con una sciarpa al collo, non con la mentalità della guerra urbana. Minacciare invasioni di campo, alimentare odio o cercare lo scontro significa diventare parte del problema e non della soluzione. Chi ama davvero i propri colori deve comprendere che la passione non può mai trasformarsi in intimidazione o violenza.
Gli spalti lasciati vuoti del settore ospiti e di una parte della Curva Maratona hanno rappresentato un segnale forte di vicinanza verso il tifoso juventino ricoverato in ospedale e in lotta tra la vita e la morte.
La Federazione Italiana Sostenitori Squadre Calcio si stringe attorno alla famiglia del ragazzo, con l’augurio sincero di poterlo vedere presto tornare a stare bene.
Perché prima delle rivalità, dei colori e delle appartenenze, viene la vita umana. Sempre.
Ma proprio da quanto accaduto nasce la necessità di fare di più. Molto di più.
La Federazione vuole un calcio che sappia proteggere tutti i tifosi, senza distinzioni di maglia, restituendo agli stadi sicurezza, dignità e umanità. Perché nessuna partita potrà mai valere il prezzo del sangue, della paura o dell’angoscia di una famiglia.
Per questo chiediamo con urgenza un incontro con il Ministero dell’Interno, la Lega Calcio e tutte le parti coinvolte per discutere proposte concrete che rimettano al centro sicurezza, dignità del tifoso e cultura sportiva.
Dal 1970 la nostra Federazione vive il calcio in modo costruttivo, popolare e responsabile.
Ed è proprio per difendere quel calcio che oggi diciamo con forza che non si può più continuare a fingere che tutto vada bene mentre gli stadi diventano terreno di tensione permanente.
Il calcio italiano ha ancora una possibilità: ritrovare la ragione prima che venga definitivamente travolto dalla propria incapacità di ascoltare.