La lezione che arriva da Ferrara
La decisione del Comune di Ferrara di manifestare ufficialmente interesse per l’acquisto del marchio SPAL e dei trofei storici della società rappresenta molto più di un semplice atto amministrativo. È una scelta che assume un forte valore simbolico, culturale e identitario, destinata a fare scuola nel panorama calcistico italiano.
Quando una società attraversa momenti difficili, fino ad arrivare a procedure concorsuali o liquidazioni, il rischio più grande non è soltanto la perdita di una categoria o di una stagione sportiva. Il pericolo reale è vedere disperdersi un patrimonio costruito in decenni, talvolta in oltre un secolo di storia, fatto di ricordi, sacrifici, vittorie, sconfitte, generazioni di tifosi e appartenenza territoriale.
Un marchio calcistico non è infatti un semplice logo registrato presso un ufficio brevetti. È il simbolo attraverso il quale un’intera comunità si riconosce. È la bandiera che unisce persone di età, professioni e idee diverse sotto gli stessi colori. È il racconto di una città che si tramanda di padre in figlio.
Per questo motivo la scelta dell’amministrazione ferrarese appare lungimirante. Acquisire il marchio significa metterlo al riparo da eventuali utilizzi impropri e impedire che possa finire nelle mani di soggetti privi di qualsiasi legame con la città. Significa garantire che il nome SPAL continui ad appartenere a Ferrara e ai ferraresi, indipendentemente dalle vicende societarie che potranno susseguirsi nel tempo.
Il calcio moderno ha dimostrato più volte quanto sia fragile il confine tra tradizione e speculazione. In diverse realtà italiane, a seguito di fallimenti o crisi economiche, marchi storici sono diventati oggetto di contese, aste e trattative che poco avevano a che fare con il sentimento popolare. In quei casi le tifoserie si sono sentite private di una parte della propria identità.
Ecco perché il caso SPAL dovrebbe essere osservato con attenzione da tutte le amministrazioni comunali del Paese. Quando si parla di squadre che rappresentano la storia cittadina, il marchio dovrebbe essere considerato alla stregua di un bene culturale immateriale. Non diverso da un teatro storico, da un monumento o da un archivio che racconta la memoria collettiva di una comunità.
Naturalmente non spetta ai Comuni gestire le società sportive né sostituirsi agli imprenditori. Il calcio professionistico deve continuare a vivere attraverso progetti imprenditoriali solidi e sostenibili. Tuttavia, le istituzioni possono e devono svolgere un ruolo di tutela nei confronti dei simboli che appartengono alla collettività.
L’esempio di Ferrara apre quindi una riflessione più ampia. Quanto vale realmente il patrimonio identitario di una squadra? Quanto pesa, per una città, la perdita del proprio simbolo sportivo? E soprattutto, non sarebbe opportuno che i marchi delle società storiche fossero protetti con strumenti capaci di garantirne sempre il legame con il territorio?
Le risposte arrivano ogni domenica dagli stadi italiani. Arrivano dalle migliaia di tifosi che percorrono centinaia di chilometri per seguire la propria squadra. Arrivano dagli anziani che raccontano ai nipoti le partite di un tempo e dai bambini che per la prima volta indossano una maglia con i colori della loro città.
Il calcio cambia, le categorie passano, le società possono attraversare crisi e rinascite. Ciò che non dovrebbe mai essere messo in discussione è il diritto di una comunità a conservare la propria storia.
Per questo la scelta compiuta dal Comune di Ferrara va oltre il destino della SPAL. È un messaggio rivolto a tutte le città italiane: custodire il simbolo della propria squadra significa custodire una parte della propria anima.
Una risposta
Si, ma come?!
Il comune di Ferrara lo ha acquistato da un’ asta fallimentare e per avere prezzi abbordabili bisogna per forza attendere la “catastrofe”.
Non possono i club creare fondazioni in grado di tutelare il marchio vedendolo in affitto “simbolico” ai club in modo che questi possano sfruttarlo economicamente per.il.proprio marketing. Comune di Milano ad esempio non riuscirebbe mai a sborsare una cifra astronomica per Milan e Inter.