Pio Belli, a 88 anni, la sfida più grande: superare sé stesso

Ci sono gare che si vincono contro un avversario e poi ce ne sono altre, assai più dure, nelle quali l’avversario non lo trovi davanti a te, con una maglia diversa dalla tua, ma lo porti dentro. Sono le gare della vita, quelle nelle quali il cronometro conta poco, la classifica ancora meno e il vero risultato è capire se hai ancora la forza di andare avanti quando la strada si fa più difficile.

Questa è la storia di Pio Belli, 88 anni, una vita dedicata allo sport e alla famiglia e al lavoro, costruita con sacrificio, passione e quella determinazione che non si impara sui libri. Pio è stato atleta, allenatore, uomo di sport e padre. Per lui lo sport non è mai stato soltanto una prestazione, ma un modo di vivere, di confrontarsi con gli altri e, soprattutto, di conoscere sé stesso.

Poi arriva il momento nel quale la vita presenta il conto, anche agli uomini forti, anche a quelli che sembrano avere sempre una risposta pronta.

Il Covid ha cambiato improvvisamente tutto. Sono arrivate le mascherine, la paura, l’isolamento e una situazione sanitaria che, nel caso di Pio, ha rischiato di trasformare un problema gestibile in qualcosa di molto più serio. Sono stati giorni difficili, nei quali noi familiari abbiamo guardato quell’uomo che avevamo sempre conosciuto forte e presente e ci siamo chiesti quale sarebbe stato il suo prossimo passo.

Pio, ancora una volta, ha scelto di andare avanti, accettando la situazione e affrontandola giorno dopo giorno. È forse questa la forza degli uomini cresciuti in un’altra epoca: non hanno bisogno di raccontare continuamente la propria forza, spesso la dimostrano semplicemente resistendo.

Superata quella fase, ne è arrivata un’altra, forse ancora più profonda. Quando hai 88 anni, hai attraversato problemi seri di salute e sei seguito costantemente dagli specialisti, sarebbe comprensibile fermarsi, accettare che alcune cose appartengano al passato e lasciare che sia il tempo a decidere.

Pio, invece, si è posto una domanda semplice e difficile allo stesso tempo: “Quanto valgo ancora?”.

Per trovare la risposta non ha cercato parole. Ha cercato un luogo che conosceva bene, una pista, una pedana, quell’ambiente nel quale per tanti anni aveva imparato che lo sport non fa sconti a nessuno e che prima o poi bisogna fare i conti con ciò che si è ancora capaci di dare.

Il Campionato Nazionale Libertas svolto tra Colleferro e Valmontone 18/20 settembre 2026

È qui che Pio Belli, a 88 anni, decide di rimettersi in gioco.

Davanti a lui il campo, la pedana e la pista. Intorno gli atleti, le voci, l’attesa. Tutto ciò che appartiene a una competizione. Ma la sfida più importante non era quella con gli altri.

La prima prova è il lancio del peso. Tre tentativi e, all’ultimo, arriva il suo miglior lancio. Arriva la vittoria.

Potrebbe bastare. Per molti sarebbe già una giornata da ricordare. Ma per Pio c’è ancora la staffetta, insieme ad altri coetanei, forse qualcuno anche più giovane.

A 88 anni quella pista può sembrare molto più lunga di quanto non sia realmente, soprattutto per un uomo che ha attraversato problemi di salute importanti. Eppure Pio decide di esserci. Non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per capire quanto fosse ancora possibile fare.

Il pensiero va alla moglie Franca e ai figli Luigi, Corrado, Simone e David, ai suoi cari e alle persone che hanno avuto paura per lui, che lo hanno sostenuto.

Ma quel giorno Pio aveva bisogno di una risposta da se stesso.

Voleva capire se quella scintilla che lo aveva accompagnato per tutta la vita fosse ancora accesa, se il tempo avesse davvero avuto la meglio e se fosse ancora capace di affrontare una sfida senza sapere esattamente dove lo avrebbe portato.

Così la staffetta smette di essere soltanto una competizione. Diventa qualcosa di più personale. Una risposta alla paura, alle difficoltà, alla fragilità e soprattutto a quel pensiero che può diventare pesantissimo quando una persona avanti con gli anni comincia a chiedersi se sia ancora utile.

“Forse non servo più”.

Pio quel giorno ha risposto senza parlare.

Non contava il tempo, non contava la classifica e non era necessario dimostrare nulla agli altri. Contava esserci, affrontare quello che aveva davanti e scoprire cosa ci fosse ancora oltre il punto nel quale avrebbe potuto scegliere di fermarsi.

La vittoria nel lancio del peso è il risultato sportivo. Quella più importante è arrivata altrove.

Da figlio posso dirlo: da quel giorno il suo sguardo è cambiato. È come se quella giornata gli avesse restituito una parte di sé, la consapevolezza di essere ancora capace, di avere ancora qualcosa da dare e di non essere arrivato alla fine del viaggio.

Ed è proprio qui che la storia di Pio Belli diventa una storia che appartiene a tutti: a chi si arrende davanti alla prima difficoltà, a chi considera un ostacolo una sentenza, a chi pensa che una certa età significhi necessariamente smettere di provarci.

Pio ci ricorda che non sempre il muro va abbattuto. Qualche volta bisogna aggirarlo, qualche volta aspettare, qualche volta trovare un’altra strada. Ma la cosa più importante è non decidere in anticipo che non si può fare.

A 88 anni.

Forse soprattutto a 88 anni.

Perché finché siamo qui, finché respiriamo e finché conserviamo la volontà di andare avanti, la partita non è chiusa.

Quel giorno Pio ha portato sulla pedana una vita intera di sport, sacrifici, famiglia e battaglie. Ha conquistato una vittoria nel lancio del peso e poi ha affrontato la staffetta, ma soprattutto ha fatto la cosa più difficile: ha superato sé stesso.

Questa è la vera medaglia.

Quella che non si appende al collo e non finisce in una bacheca, ma rimane dentro e continua ad accompagnarti.

Papà, la tua maratona non è finita. Il traguardo è ancora davanti e non importa quanti chilometri manchino, né quanto tempo ci vorrà per arrivarci. Conta continuare il viaggio, un chilometro alla volta, un metro alla volta, un passo dopo l’altro.

Forse il segreto della vita è proprio questo: non essere sempre i primi, non essere necessariamente più forti degli altri, ma conservare la forza di non arrendersi quando qualcuno pensa che sia arrivato il momento di fermarsi.

Tu quel giorno hai affrontato la paura, hai sfidato il tempo e hai guardato in faccia il tuo limite. Hai combattuto contro quel pensiero che poteva dirti di non essere più utile e alla fine hai scoperto che il tuo avversario più difficile non era davanti a te.

Era dentro di te, e quel giorno lo hai battuto.

Grazie, papà, per quella giornata, per la tua forza, per quello che hai fatto e soprattutto per quello che ci hai insegnato.

Ci hai ricordato che finché abbiamo fiato nei polmoni e voglia di andare avanti, nessuna sfida è davvero finita. Che nella vita serve anche un po’ di follia, quella sana follia che ti permette di guardare un ostacolo e pensare: “Ci provo”.

E poi provarci davvero.

Perché nella tua testa chi si arrende è perduto.

Chi continua a cercare la propria strada, invece, ha ancora qualcosa da conquistare.

La tua strada, papà, è ancora lì, e noi saremo al tuo fianco.

Fino al traguardo.

4 risposte

  1. Ho la fortuna di conoscere Pio da più di 10 anni ,posso dire che è un uomo meraviglioso sempre pronto ad aiutare il prossimo ma quello che amo davvero in lui è il fatto che è l’unica persona che crede nei ragazzi speciali e li accoglie come se fossero di famiglia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

calcioealtrestorie.it
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo da poterti offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutano il nostro team a capire quali sezioni del sito Web ritieni più interessanti e utili.